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di Franco Tumeo

Definitivamente accertato è l’arrivo della statua a Ficarra, da collocare temporalmente  agli albori del secolo XVI (7 ottobre 1507).  In quel tempo, la Sicilia pativa il duro dominio della Spagna. Le condizioni economiche e sociali dell’isola erano decisamente difficili. Nella penisola fioriva il Rinascimento, mentre a Palermo era attiva la bottega dei Gagini. E’ in questo quadro storico dunque che si inserisce l’arrivo a Ficarra della statua della Madonna. Racconta la tradizione che un veliero in navigazione nell’azzurro Tirreno con a bordo la statua dell’Annunziata, per una tempesta sia stato costretto ad una sosta forzata sulla spiaggia di Brolo. Tornato il sereno,  inutili si rivelarono i tentativi di riprendere la navigazione: una forza misteriosa tratteneva il veliero. I marinai decisero allora di alleggerire l’imbarcazione  abbandonando la pesante statua su quella spiaggia, nonostante la destinazione – si dice -  fosse la cattedrale di Siracusa. In tanti tentarono di sollevare la statua ma, fatto ancora più straordinario, la sacra immagine divenne sempre più pesante, sì da rendere inutile ogni tentativo di trasporto. Fra tanti convenuti spiccava una schiera di Ficarresi che, unici tra i presenti, riuscirono a caricare infine sulle loro spalle il simulacro divenuto miracolosamente leggero e a portarlo a Ficarra al grido “Evviva a Gran Signura Maria” quello stesso grido che ancora oggi si leva dai portatori nelle solenni processioni del 25 marzo e del 5 agosto. 

Senza nulla togliere alla suggestiva tradizione popolare, più verosimilmente la statua,  intrapreso il viaggio da Palermo via mare fu sbarcata a Brolo, allora vivace borgo marinaro, perché l’approdo più vicino a Ficarra, luogo di destinazione dell’Annunziata. Da una cronaca del tempo si rileva che la statua, pesante alcuni quintali, dopo lo sbarco fu collocata su un carro trainato da buoi e condotta in paese. Restano in parte da sciogliere i dubbi sull’autore che ha pensato e realizzato la bellissima statua. Pur in assenza di supporti documentali non si ritiene affatto forzatura campanilistica ipotizzare che a scolpire l’Annunziata sia stato Antonello Gagini (Palermo, 1478-1536) piuttosto che uno sconosciuto artista. La fama della famiglia di scultori palermitani era ampiamente nota sui Nebrodi dove, ancora oggi, è apprezzabile la presenza di una significativa produzione statuaria, proprio di fattura gaginiana, commissionata tra il tardo quattrocento e i primi anni del cinquecento da ordini religiosi, confraternite e aristocratici del luogo per essere destinata al culto o ad arredo sacro. E anche da Ficarra furono fatte delle importanti committenze per la realizzazione di raffinati manufatti quali un ciborio e un tabernacolo marmorei destinati ad impreziosire la chiesa Matrice e tuttora in situ. E’ dunque lecito supporre che per la realizzazione dell’Annunziata le gerarchie ecclesiastiche del luogo si siano nuovamente rivolte ai Gagini, ad Antonello in particolare che nel frattempo aveva raccolto l’eredità artistica del padre Domenico. La committenza potrebbe essere stata fatta dalla confraternita dell’Annunziata alla quale serviva forse una immagine da portare in processione. 

Anche se la statua nei suoi tratti caratterizzanti si discosta dalla tradizionale ripetitività presente nella vastissima produzione gaginiana, nell’Annunziata di Ficarra si coglie nettamente l’evoluzione artistica di Antonello che, avviato alla scultura dal padre Domenico,  non si fermerà certo ai canoni stilistici espressi dalla bottega  paterna, ma accumulerà sempre più esperienze e cognizioni che lo porteranno presto ad una maturità culturale  di assoluta preminenza su tutti gli artisti usciti dalla bottega di Domenico Gagini. Scultura di esili proporzioni e di elegante definizione del panneggio osserviamo la statua in atteggiamento di evidente stupore, protesa quasi in avanti, con nella mano sinistra un libro e la mano destra sul petto. La dolcezza del volto, la perfezione delle forme, la sintesi compositiva fanno probabilmente  dell’Annunziata di Ficarra una delle sculture più riuscite di Antonello Gagini. Da ritenere definitivamente superati invece i tentativi di attribuire l’opera ad Antonio Vanella, un semplice scalpellino.  E altrettanto improbabile ci sembra l’attribuzione a Francesco Laurana, del quale Antonello Gagini pure raccolse importanti influenze stilistiche.

Franco Tumeo 

Orario delle Sante Messe

Festivo:

Ore 8.15 San Giovanni
Ore 9.45 Matini

Ore 11,00 Chiesa della Badia
Ore 18.30 Chiesa Madre

Feriale:

Ore 18.00 Chiesa Madre

 

*Orario dal  11-04-2017

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire