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 Carissimi...

Il tempo di Natale termina con la celebrazione del Battesimo di Gesù. Come la visita dei Magi e il miracolo delle nozze di Cana, costituisce una festa di manifestazione della divinità del Bambino di Betlemme. Ma essa rivela anche la nostra più profonda identità, quella stabilita dal sacramento della rinascita, l’identità di figli adottivi di Dio.

Nel prologo di san Giovanni in questi giorni abbiamo letto: “A quanti l’hanno accolto ha dato potere di di-ventare figli di Dio”. Ci troviamo proiettati nel centro incandescente di tutto ciò che è accaduto con l’Incar-nazione. C’è un potere in noi, non una semplice possibilità, c’è un’energia, un seme potente: diventare figli di Dio. Il Figlio si fa uomo perché l’uomo si faccia Figlio.

Si tratta di una duplice questione: riconoscere e corrispondere. Per riconoscere è necessario aprirsi alla fede, aprirsi all’accoglienza di quel Dio “capovolto” che scardina le nostre idee di forza e di giudizio, aprirsi alla logica della tenerezza e della misericordia come processo di rinnovamento del cristiano e delle comunità cristiane. Per corrispondere è necessario osare l’impossibile, incedere controcorrente, rischiare l’impopolarità, credere alla debolezza, abbracciare la radicalità; atteggiamenti tutti che hanno la loro giustificazione nell’utopia evangelica più che nella strategia umana.

In questi giorni siamo stati riempiti di grazie particolari, abbiamo vissuto il calore della famiglia naturale e il sostegno dell’appartenenza alla chiesa, abbiamo vinto l’amor proprio o la paura di comprometterci e abbiamo compiuto qualche gesto straordinario di carità, ci siamo interrogati sulla misura e sulla concretezza del perdono, della solidarietà, dell’integrazione, della corresponsabilità. Sono ingredienti del nostro Natale, che non sarà “magico” ma “reale”, se avranno segnato le nostre idee, maturato in noi delle convinzioni, avviato uno stile di relazioni redente dal rancore, dall’invidia, dalla gelosia, dalla presunzione.

Infatti, come si diventa figli? In tutte le Sacre Scritture figlio è colui che continua la vita del padre, gli assomiglia, si comporta come Dio: “Siate perfetti come il Padre..., siate misericordiosi come il Padre..., amatevi come io vi ho amato..., in terra come in cielo...”. «Ecco il più grande regalo del Bambino di Betlemme» diceva Papa Francesco «Lui ci porta un’energia spirituale che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore. La nascita di Gesù, infatti, ci porta la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e questo amore non solo ce lo fa conoscere, ma ce lo dona, ce lo comunica!” Don Giuseppe.